METALLICA – Load (1996)

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Tra alterne vicende sono giunto (inaspettatamente) a tagliare il traguardo del primo anno di The Fenix Pit e come poter festeggiare adeguatamente questo “evento” se non parlando dei Metallica ovvero la più famosa metal band al mondo?
Sfogliando la loro discografia avrei potuto tranquillamente pescare dai primi cinque album (sì, ci metto anche il “Black Album, seppur a denti stretti) e sarei stato così certo di poter andare sul sicuro mentre ho preferito gettarmi a piè pari nel disco probabilmente più controverso che risponde al nome di Load.

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YNGWIE J. MALMSTEEN’S RISING FORCE – Marching Out (1985)

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Se non esistesse la chitarra elettrica non esisterebbe il rock. Se non esistesse Yngwie Malmsteen esisterebbe comunque l’heavy metal ma non sarebbe certamente lo stesso, c’è poco da fare. Migliaia e migliaia di chitarristi sparsi un po’ per tutto il globo hanno preso questo svedesone come proprio punto di riferimento con quel suo caratteristico stile a metà tra la musica classica (come Paganini) e l’hard rock (come Ritchie Blackmore) con la giusta dose di arroganza (a dire il vero, piuttosto copiosa) che solo ad un talento come lui può avere. Continua a leggere…

SAVATAGE – Handful Of Rain (1994)

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Dopo sviscerato per bene “Streets”, concludiamo lo speciale dedicato a Paul O’Neill, parlando questa volta di uno dei lavori cosidetti, a torto, “minori” dei Savatage ovvero “Handful of Rain”.
Siamo nel 1994, sono passati solo pochi mesi dal terribile incidente che ha prematuramente portato via Criss Oliva e la band si trova quindi dinanzi ad un tragico bivio: continuare o fermarsi.

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SAVATAGE – Streets: A Rock Opera (1991)

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Solo qualche giorno fa Paul O’Neill, storico produttore e compositore dei Savatage, ci ha lasciato dopo una lunga malattia e con lui se ne va un altro gran tassello della musica dura e non solo, visto l’enorme successo ottenuto grazie alla Trans-Siberian Orchestra.
Insieme ai Savatage ha scritto e prodotto numerosi ed ottimi lavori da Hall of Mountain King del 1987 fino a Poets and Madmen del 2001, ad ora l’ultimo album della band di Tampa, ma ce n’è uno non può non essere nel cuore di chi ama questa musica ovvero Streets: A Rock Opera del 1991.Continua a leggere…

The Fenix Pit is back to Rock again!

Da qualche tempo avevo in mente di tornare a scrivere qui su The Fenix Pit ma non trovavo ancora la motivazione o l’ispirazione mentre la recente scomparsa di Paul O’Neill (rip), fondatore della Trans-Siberian Orchestra e soprattutto autore/produttore dei miei amatissimi Savatage, ha tolto le mie ultime resistenze.
Detto così potrebbe anche sembrare un discorso opportunistico e di poco gusto mentre questo evento luttuoso è stata solamente la miccia che ha riacceso in me, semplice fan, la voglia di raccontare alcune delle più bella pagine che la musica dura abbia mai avuto nella sua ultra quarantennale storia.
A breve, ripartirò proprio da qui, dai Savatage con un articolo dedicato a loro.

Stay tuned!

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RUNNING WILD – Pile Of Skulls (1992)

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Dopo quasi dieci anni da quando, con lo storico “Gates of Purgatory”, il teutonico galeone dei Running Wild salpò l’ancora per la prima volta e dopo trovato la loro consacrazione definitiva con lavori come “Under Jolly Roger” o “Death or Glory”, approda nei nostri stereo nel 1992 con il loro settimo lavoro, “Pile of Skulls”.
La band di Rock n’ Rolf si trova da anni in uno stato di grazie, capace di sfornare ottimi album nonostante parte della critica dell’epoca non comprendesse il successo dei pirati tedeschi, definendo la band piuttosto anonima, mentre con “Pile of Skulls” riescono a raggiungere il loro apice compositivo.Continua a leggere…

CANDLEMASS – Nightfall (1987)

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Quando si parla di Black Sabbath, totem metallico per eccellenza, si è sempre discusso in merito a loro figli e figliastri e su chi avrebbe avuto l’onore di esserne l’erede; per quanto mi riguarda non ho mai avuto dubbi in merito e non credo che esista al mondo una band che abbia imparato ed applicato meglio la lezione del Sabba Nero, come gli svedesi Candlemass.
Dopo l’eccellente esordio “Epicus Doomicus Metallus” ed una lineup finalmente stabile con l’ingresso soprattutto dell’istrionico vocalist di origini italiane Messiah Marcolin, dotato di una vibratissima voce molto potente ed un look decisamente “sui generis” (corporatura robusta, enorme chioma riccioluta e saio francescano), la band di Leif Edling pubblica nel 1987 il loro album migliore, “Nighfall”. Continua a leggere…

ANTHRAX – Spreading The Disease (1985)

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Nel panorama del thrash americano, gli Anthrax sono sempre stati una band unica per via di una musica infarcita di molte contaminazioni, dal classic metal al punk passando per l’hardcore e terminare con l’alternative e rap, ed un’attitudine cazzona ed irriverente rispetto ai cugini della Bay Area (Metallica, Megadeth, Slayer, ecc.) ben più seriosi, rozzi e cattivi.
Dopo un discreto e piuttosto canonico esordio con “Fistful Of Metal”, la band stravolse la propria lineup con l’allontanamento del cantante Neil Turbin e del bassista Dan Lilker, sostituendoli rispettivamnte con Joey Belladonna e Frank Bello.
Dopo aver rodato la nuova formazione con l’EP “Armed and Dangerous”, diedero alle stampe il loro secondo full-leght, “Spreading The Disease”.Continua a leggere…

Addio NICK MENZA (1964-2016)

A seguito di un attacco cardiaco durante un concerto con la sua attuale band (Ohm), Nick Menza muore a soli 51 anni. Batterista eclettico e dotato di grande tecnica, celebre per la sua militanza nei Megadeth (1989-1997) durante la loro epoca d’oro della quale si ricordano capolavori quali “Rust In Peace” e “Countdown To Extinction”. Nonostante sia stato lontano dal grande pubblico per parecchi anni, l’affetto dei suoi numerosi fan è rimasto immutato negli anni. Rest In Peace Nick.

JUDAS PRIEST – Screaming for Vengeance (1982)

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Se negli anni 70 i Judas Priest hanno contribuito pesantemente alla nascita del Heavy Metal, ad inizio del decennio successivo erano a cavallo del movimento grazie ad un album come “British Steel” che lì consacrò anche a livello commerciale. Tentarono di cavalcare l’onda con il successivo “Point Of Entry”, caratterizzato da un sound più morbido ed “americaneggiante”, che non trovò gli auspicati consensi di pubblico e critica.
Per il successivo lavoro, decisero quindi di fare un piccolo passo indietro e tornare a quelle sonorità che li avevano resi celebri solo qualche anno prima, evolvendole però verso il futuro: nasce così “Screaming For Vengeance”.Continua a leggere…